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Aspetti
Geologici di Porto Cesareo
La
costa dell'area marina protetta "Porto Cesareo" conserva ancora
intatti alcuni tratti che consentono una corretta valutazione all'evoluzione
naturale avvenuta sulla stessa. Tale fenomeno ha incentivato enormemente
lo sviluppo di studi di dinamica ambientale tanto che, già a partire dal
1971, il Professore Pietro Parenzan aveva sollecitato le autorità competenti
a salvaguardare questi lembi di costa, nei quali i cordoni di altissime
dune, ghetti, le saline retrostanti ed i particolari sprofondamenti del
terreno di origine carsica, detti spunnulate, ospitano ancora oggi un
rigogliosa vegetazione naturale. Particolarmente importante, ai fini della
salvaguardia dell'aspetto, costiero dell'area, è l'azione combinata delle
dune e della prateria di Posidonia oceanica che svolgono, in perfetta
sinergia, una efficace azione antierosiva. Infatti, mentre le dune arginano
gli effetti di asporto della sabbia provocati dal vento, la prateria Posidonia
smorza l'azione delle correnti marine; entrambe poi attuano l'azione erosiva
delle onde: le dune sulla riva e la posidonia sott'acqua. Le dune e le
saline comprendono specie vegetali costiere in lenta ma progressiva scomparsa,
dovuta soprattutto alle bonifiche e all'edilizia selvaggia. Come tutte
le terre del nostro Pianeta, anche la Puglia nacque dal mare: non di colpo
né con le forme di oggi, ma poco alla volta, nel corso di milioni e milioni
di anni. L'esame della natura e della disposizione del suolo e del sottosuolo,
permette di scoprire che la Puglia cominciò a sollevarsi lentamente nell'era
Cenozoica (circa 70 milioni di anni fa) e continuò sua emersione a più
riprese e con sempre maggiore energia. La sua originaria struttura emersa,
costituita da zone calcaree del Cretacico (che risalgono ad un centinaio
di milioni di anni fa) fu riemersa quasi tutta dal mare, lasciando emerse
solo le aree più alte che formarono una specie di arcipelago, con isolette
e scopi e scogli da nord-ovest a sud-est. Più tardi, dopo una nuova retrocessione
del mare avutasi durante il Pliocene (da undici ad un milione di anni
fa), quegli scogli e quelle isolette risultarono congiunti alla loro base,
e la Puglia si saldò all'Appennino. Studi condotti al riguardo hanno evidenziato
che circa 10.600 anni fa la linea di costa era all'incirca sulla odierna
batimetrica dei 50 metri, mentre poche migliaia di anni fa era al di sopra
dell'attuale linea di costa di qualche metro; all'incirca 5.000 anni fa
la Puglia ha assunto una conformazione simile a quella attuale. Specifici
studi geologici hanno inoltre consentito di rilevare che la evoluzione
dei principali aspetti morfologici dei cordoni dunari e delle saline si
ritrova proprio nell'andamento del fondo marino dell'area marina protetta.

La
duna e la gariga
Le
spiagge sabbiose del litorale di Porto Cesareo
sono delimitate, nella palle retrostante, da cordoni dunari, talora anche
di notevole altezza ed estensione; particolarmente belli, con un'altezza
che arriva anche fino ai 6- 7 metri, sono quelli presenti sulla costa
occidentale presso Lido degli Angeli. La formazione delle dune trae origine
da un processo lento e progressivo che inizia grazie all'azione del vento;
questo trasporta le particelle di sabbia che, una volta accumulatesi,
vengono fissate dalle piante "psammofite" (che crescono su terreno non
consolidato), costituendo una barriera fisica rispetto all'azione diretta
del mare. Le prime piante ad insediarsi sono piante "pioniere" di dimensioni
più ridotte, soprattutto erbacee alofile (tolleranti suoli ricchi di sali).
La ragguardevole salinità presente sulle dune, specialmente nella parte
più vicina al mare, non rappresenta alcun problema per queste piante,
che esibiscono adattamenti morfologici, specialmente dell'apparato radicale.
La flora dunale, inoltre, è caratterizzata da una straordinaria capacità
di adattamento ad un substrato povero di sostanze nutritive e di acqua,
per cui le piante sviluppano radici sottili e ramificate in grado di incunearsi
nelle intercapedini umide più recondite. Tali radici costituiscono un
intricato groviglio ed hanno la capacità di stabilizzare la duna stessa,
preparando, in questo modo, un ambiente adatto all'insediamento di piante
più esigenti, realizzando una successione vegetazionale sempre più complessa.
Molte piante, per evitare la disidratazione dovuta alle alte temperature
che si possono raggiungere d'estate, mettono in atto diversi meccanismi
di difesa, riducendo le superfici traspirane ti, ad esempio trasformando
le foglie in spine, accumulando nei tessuti riserve d'acqua, con la tipica
forma succulenta, sviluppando peluria sulle foglie, per minimizzare l'effetto
dell'irraggiamento solare, o trascorrendo un periodo di vita sotterranea,
come le piante bulbose e rizomatose. L'evoluzione della vegetazione verso
stadi più maturi della successione tipica di questa costa, è caratterizzata
dalla cosiddetta "gariga" e dalla "macchia mediterranea". La prima si
può considerare come una forma di passaggio verso la macchia mediterranea
sempreverde, sia in evoluzione che in degradazione, ad esempio a causa
del fuoco. In essa sono assenti le specie ad alto fusto e arbustive, mentre
predominano le specie erbacee e cespugliose, generalmente spinose e aromatiche,
di ridotte dimensioni e a forma di "cuscino ", spesso distanziati da ampi
tratti di terreno pietroso e nudo, come è possibile osservare nella penisola
della Strea. In tale particolare ambiente predominano essenze quali il
timo (Thymús capitatus), l'erba stella (Plantago coronopus), i cisti (Cistus
incanus e C. monspeliensis), l'ammofila (Ammophila arenaria), il giglio
di mare (Pancratium maritimum), il poligono delle sabbie (Polygonum maritimum),
la gramigna delle spiagge (Sporobulus pungens), la calcatreppola delle
sabbie (Eryngium maritimum), la soldanella di mare (Cayistegia soldanella),
i per petuini d'Italia (Helicrysum italicum), il papavero delle sabbie
(Glaucium flavum), il ravastrello (Cakile maritima), il finocchio marino
(Crithmum maritimum), l'euforbia delle spiagge (Euphorbia paralias). Sulle
dune ormai consolidate invece, crescono piante arbustive come il ginepro
coccolone (juniperus oxycedrus var. macrocarpa), il lentisco (Pistacia
lentiscus), il mirto (Myrtus communis). La vera "macchia mediterranea"
si sviluppa invece già nell'ambiente retrodunale, dove l'elemento originario
sabbioso è gradualmente sostituito o ricoperto da terreno più fertile
e con minore salinità, su cui si sviluppano le specie arboree, con zone
di passaggio arbustive, come la macchia-gariga a olivastro e lentisco.
La
vegetazione
Porto
Cesareo e la sua zona costiera, come tutto il Salento, sono ricchi
di emergenze naturalistiche, in particolare per quanto riguarda le specie
vegetali, alcune delle quali risultano rare ed endemiche. La vegetazione
mediterraneo, dominante su tutta la costa, a prima vista sembrerebbe monotona
e cupa, se vista solo nella stagione estiva, ma offre in ogni periodo
dell'anno fioriture e colorazioni di grande effetto. Una caratteristica
di queste specie, infatti, è quella di rallentare o fermare l'attività
vegetativa proprio durante i mesi più caldi, a causa dell'aridità e delle
temperature, che possono raggiungere livelli non tollerati dalle piante
di altri ambienti. Per tali motivi la visita della costa di Porto Cesareo
offre le migliori suggestioni in primavera ed in autunno, quando le condizioni
climatiche consentono alla natura di "riprendere fiato", e di presentarsi
nella sua forma migliore. Dal punto di vista ecologico, le specie di piante
presenti in questa zona si possono raggruppare in formazioni vegetali
tipiche, a seconda del biotopo che si osserva: dal mare verso l'interno
è possibile così distinguere una copertura vegetale di spiaggia e di duna,
una di costa rocciosa, una di fascia retrodunale e gariga bassa, una di
macchia alta e arbustiva. Tuttavia il territorio presenta delle peculiarità
che portano a deviazioni e mutamenti, rispetto al concetto classico di
queste formazioni vegetali mediterranee, in quanto si osservano fenomeni
morfologici, geologici e pedologici che portano alla creazione di ambienti
esclusivi, con microclimi fuori dagli schemi leggibili sulla costa, generalmente
più freschi ed umidi, come nel caso delle spunnulate, della Palude del
Capitano, o caldo-aridi, come nel caso delle isole che chiudono la rada
naturale di Porto Cesareo. Il Carsismo La Puglia è classificata fra le
regioni carsiche, quanto la natura calcarea delle rocce da cui è forma
l'assoggetta all'intensa corrosione delle acque piovane, secondo un fenomeno
particolarmente evidente nell'altopiano del Carso (Alpi Giulie). Con l'aiuto
dell'anidride carbonica dell'atmosfera, le acque piovane possono trasformare
piccole parti di calcare (carbonato di calcio insolubile) in bicarbonato
di calcio solubile. Svolgendo una azione solvente (chimica) e solo in
parte erosiva (meccanica), le acque penetrano poi nei terreni calcarei
fino a quando non trovano l'ostacolo di uno strato roccioso impermeabile
che le costringa a depositarvisi dando origine a piccole falde freatiche.
Quando non trovano tale ostacolo, penetrano ancora più in profondità formando
una rete d'acqua che si insinua nelle anfrattuosità delle masse calcaree,
dando origine ad una tipica idrografia carsica. Nella zona costiera adiacente
all'area marina protetta il carsismo è molto attivo e si presenta con
le "spunnulate" e le interessanti grotte.

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